mercoledì 22 febbraio 2017

Biancaneve nel nuovo millennio

Fiaba, Disneyland, Disney, Parigi

Buongiorno a tutti!
Oggi lascio un piccolo spazio sul blog a mia figlia Alice.
Come compito per casa doveva reinventare  la storia di Biancaneve in chiave moderna. Il suo racconto mi ha lasciata piacevolmente sorpresa e mi ha anche divertita, così ho pensato di proporlo sul mio blog. Buona lettura!



Biancaneve stava aggiornando il suo blog, quando le arrivò un messaggio da un profilo sconosciuto. Nel messaggio c'era scritto che chi stava scrivendo era il principe azzurro, gli rispose subito scrivendo che lei era Biancaneve ed era proprio in cerca di lui.
Per tutto il pomeriggio si scrissero dicendosi di tutto e di più.
Alla fine il principe le chiese se il pomeriggio dopo voleva andare alla scogliera con lui fino al tramonto (il punto più romantico della giornata). Biancaneve ovviamente accettò e l'indomani era tutta indaffarata con le preparazioni: il vestito, i capelli, le scarpe, i braccialetti, le collane e gli anelli... voleva proprio essere bellissima.
All'appuntamento arrivò puntuale e il principe la stava aspettando. Era un po' strano, non se lo immaginava così: era gobbo, basso e grasso e non era affatto vestito di azzurro ma di nero, il colore meno indicato per un appuntamento.
Quando Biancaneve gli si avvicinò, il principe fece una cosa molto strana, la prese per i polsi e glieli legò con una corda, stretti stretti. Poi il principe si tolse qualcosa dalla faccia, e Biancaneve urlò di spavento... infatti era la matrigna cattiva.
Presa dallo sconforto Biancaneve iniziò a urlare, così, per farla stare zitta, la matrigna le ficcò in bocca una mela, poi la tirò verso la scogliera.
I nani, tornati a casa dal lavoro stanchi e affamati, chiamarono Biancaneve a gran voce ma di lei non c'era traccia. Allora entrarono in camera sua e scoprirono che aveva lasciato il computer acceso. Così, mentre Cucciolo provava a chiamarla, Brontolo e gli altri guardarono nel suo computer. Cucciolo non riuscì a rintracciare Biancaneve, così aiutò gli altri a cercare informazioni su dov'era. Nel computer trovarono aperta la pagina del blog e scoprirono tutta la conversazione con il principe. Ma leggendo i messaggi capirono che c'era qualcosa che non andava: i principi azzurri adoravano l'alba, non il tramonto.
Perciò corsero subito dove il messaggio diceva che si sarebbero incontrati il principe e Biancaneve e scoprirono infatti che la matrigna aveva buttato giù Biancaneve dalla scogliera. I nani ,arrabbiati e sconsolati insieme, si avventarono sulla donna e dopo un paio di calci per bene riuscirono a buttare giù anche lei dalla scogliera. Mentre cadeva gridavano " Hai fatto cadere giù Biancaneve e tu hai fatto la stessa fine, chi semina il male raccoglie il male." Poi corsero subito giù da Biancaneve, giaceva a terra inerme. Le si avvicinarono timorosi sapendo già le sue condizioni, quando sentirono il rumore di zoccoli. Era arrivato il principe, e stavolta il vero principe azzurro, che immediatamente scese dal suo cavallo e andò incontro ai nani. Preso dalla disperazione si accostò a Biancaneve e non si trattenne: la baciò, pur sapendo che non poteva più salvarla.
E invece dopo i primi attimi Biancaneve si svegliò. Tutti erano contenti e il principe volle per forza portarla al suo castello per festeggiare anche insieme ai nani.
Perché l'amore vince sempre, in qualsiasi circostanza. Ma la prossima volta Biancaneve starà attenta a non esporsi troppo su internet e a essere presente nella realtà.
E vissero tutti felici e contenti.

Alice Bigucci (10 anni)

venerdì 10 febbraio 2017

La mia esperienza da self-publishing

Buongiorno a tutti!
Oggi volevo riflettere con voi sul self-publishing, raccontandovi anche la mia esperienza, che immagino sia simile a tante altre.
Ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo nell'ottobre del 2014 e l'ho pubblicato sulla piattaforma di Amazon a fine marzo 2015. Quella volta non avevo ancora un editor che collaborava con me, dunque ammetto che l'opera presentava alcuni difetti ed errori. Per tanto tempo ho cercato una piccola casa editrice che mi pubblicasse senza contributo. Non mi importava tanto il guadagno, ma speravo di ottenere un editing ben fatto, in modo che l'opera fosse corretta.
Qualcuno ricorderà l'esperienza in cui sono incappata con il Gruppo Albatros. Non sapendo che fosse una casa editrice a pagamento avevo inviato il romanzo anche a loro. Neanche un mese dopo mi è arrivata una gran busta e, lì per lì, mi sono illuminata di gioia; poi, leggendo il contratto... beh, volevano un "contributo" di 3600 euro. (Cifra che da self con 5 libri online non ho mai visto nemmeno da lontano).
Poi mi è capitata un'altra casa editrice che chiedeva un contributo di 400 euro per l'editing e la cover di "Destini Ingannati". Al contrario del Gruppo Albatros mi hanno mandato una scheda di valutazione che dimostra la lettura del testo. Dopo averci pensato attentamente, ho risposto che non volevo pubblicare con contributo e pensavo che la questione fosse chiusa. Invece mi hanno proposto di rinunciare all'editing per avere un sostanziale sconto, mi pare dovessi pagare sui cento euro. Ma allora mi sono chiesta: "Questi mi pubblicano anche senza editing?!", e ho concluso di aver fatto bene a non cedere i diritti.
Forse vivrò ancora nel mondo dei sogni, ma una casa editrice, piccola o grande che sia, non dovrebbe credere e investire in pochi autori di cui ritiene le opere valide per la vendita? Invece l'impressione che ho avuto è che molte si accontentano anche di alcune centinaia di euro, ma poi ti lasciano in balìa di te stesso (senza editing o con un editing poco curato, senza pubblicità...).
Fatte queste considerazioni mi sono detta che allora è meglio il self-publishing, dove sono consapevolmente in balìa di me stessa: devo provvedere all'editing, alla cover e alla pubblicità.
Può un autore fare tutto questo? Si cerca di farlo nel migliore dei modi, ma se ho la testa nella scrittura di un romanzo non trovo il tempo per farmi pubblicità, interagire con altri autori, scrivere articoli sul blog, chiedere recensioni... trascuro per forza qualcosa.
Devo ammettere che da quando collaboro con Emanuela per l'editing dei romanzi, il self-publishing ha acquisito per me un valore diverso. Il fatto di pubblicare un'opera visionata da una professionista e rielaborata insieme a lei nel mio stile, mi dà maggior gratificazione; so di mettere online un'opera che ha una sua dignità, al di là del fatto che possa piacere o meno.
Avere un editor vuol dire risolvere il problema della presentazione stilistica del romanzo, uno degli aspetti che, per i propri autori, cura la casa editrice.
Resta sempre il "problema" di riuscire a farsi conoscere e ci si prova chiedendo recensioni ai  numerosi e gentilissimi blog che collaborano con noi self, spammando qualcosa su facebook, regalando gli ebook tramite la piattaforma di Amazon... altri metodi non li conosco.
C'è sempre la speranza di trovare qualcuno che creda in quello che scrivo, ma non so dire se avere una piccola casa editrice alle spalle possa dare una sicurezza maggiore rispetto al self-publishing. Devo ammettere che, forse per le proposte che ho avuto, faccio fatica a fidarmi.
Per ora, dunque, continuerò il mio percorso da self affiancata dalla mia editor, nel futuro si vedrà...

Ogni libro che si scrive è già in sé un'esperienza che arricchisce l'autore emotivamente e stilisticamente, ma soprattutto mi fa stare bene. Dunque su questo non ho riserve: scrivere, scrivere, scrivere...

E voi? Avete avuto qualche esperienza con piccole case editrici? Come vi siete trovati? Vi va di raccontarmi la vostra storia?

venerdì 3 febbraio 2017

Editing: la mia esperienza

Buongiorno a tutti!
Stanotte mi sono soffermata a riflettere sull'editing.
In realtà tutto è nato da una riflessione personale. Attualmente, pubblicando come self su Amazon, posso permettermi di portare avanti la passione per la scrittura senza alcun costo. Ciò che guadagno è la cifra che mi occorre per editare il romanzo successivo. E' vero che la stesura di un romanzo comporta anche tanti sacrifici, non è certo tutto rose e fiori, ma in sé scrivere è un desiderio profondo, non lo si fa per soldi, in quel caso le storie non avrebbero l'anima.
Dunque pensando alla scrittura come a una passione che mi rende felice mi sono chiesta: "Quante persone non spendono nulla per fare ciò che gli piace?"

Non solo. Quando ho pubblicato la mia prima opera "Celeste", non ci ho messo solo il cuore, ma anche tutto l'impegno e la dedizione che potevo. L'ho riletto innumerevoli volte ad alta voce, parola dopo parola, alla ricerca di ogni più piccolo refuso. Ho fatto quasi tutto da sola; mia mamma e un'amica hanno letto il romanzo evidenziando gli errori che vedevano.
Non posso biasimarmi, quella volta ho fatto il possibile per i mezzi e le conoscenze che avevo. Le cifre che sentivo in giro per l'editing erano da capogiro e non ho mai voluto investire nulla a priori. (Questa è una scelta personale che dipende dal fatto che ho una famiglia con tre bambini: il mio primo pensiero va a loro).
Nonostante la storia di Celeste sia stata apprezzata, le critiche mi hanno fatto piangere, mi sono sentita inadeguata e frustrata. Apro e chiudo una parantesi: le critiche negative sono il più grande aiuto che noi autori possiamo avere. Quella sensazione di dispiacere per non essere arrivati al lettore è una spinta formidabile per mettersi in gioco più di prima. Anche le critiche cattive, quelle che arrivano solo per ferire, fortificano l'autore e lo spingono a dare di più.

Perché scrivere non è una sfida con le altre autrici a chi vende di più, scrivere è una sfida con se stessi! L'autore si emoziona a scrivere, ma non è semplice trasmettere quello che sente, beh, può farlo sempre meglio, può cercare e perlustrare migliaia di strade per arrivare al cuore del lettore; l'autore migliora il suo stile romanzo dopo romanzo, perché c'è sempre un modo più semplice ed efficace per formulare una frase.

Nel mio caso ho avuto la fortuna di conoscere una editor che lavora con passione e che mi ha agevolata con i prezzi, cosicché ciò che avevo guadagnato mi è bastato per editare anche i romanzi già pubblicati, usciti così in una seconda edizione.

Nello specifico vorrei raccontarvi cosa significa editare un testo con un professionista, lungi da me dare una spiegazione ufficiale, vi dico soltanto come lavoro insieme a Emanuela.
Quando termino un romanzo, (in genere i miei tempi di stesura sono brevi: comincio a scrivere solo quando ho in mente tutta la storia), inizia la revisione personale. Mi rileggo il testo finché non mi dico: "Ecco, se non ci fosse la mia editor, pubblicherei così". (Bugia: una/due volte in più lo rileggerei, in vista della pubblicazione divento paranoica).
Non appena lei lo prende in mano inizia a studiare tre o quattro capitoli a settimana, sì secondo me li studia proprio. Quando mi ritornano indietro ci sono innumerevoli commenti riferiti ai vari tratti: "Prova a riformulare, non si capisce cosa intendi", "Metterei diverso, la frase sembra slegata dal resto", "In che senso Grigio capisce tutto di lei? Come fa Niki a intuirlo se lui non parla?". Inoltre ci sono le correzioni che effettua direttamente lei, (modifiche, snellimenti, riformulazioni, correzioni grammaticali, punteggiatura, tutto...), che io posso approvare e correggere oppure rifiutare.
Dopo aver pensato che è la volta buona per tirarle una ciabatta, mi armo di tanta pazienza e mi sforzo per migliorare ciò che ho scritto. (Quante parole inutili ficchiamo dentro le frasi noi autori! Quante cose diamo per scontate!).
Le invio tutte le frasi corrette via email e man mano che mi dà l'ok diventano sempre meno, sì perché capita che una frase debba riformularla più e più volte.
Terminati in questo modo tutti i capitoli del romanzo iniziamo la seconda parte.
L'editor rilegge tutto il romanzo dall'inizio alla fine e mi rimanda il testo con le nuove correzioni. Questa volta sono meno e di solito poco impegnative. Correggo e inizio la mia lettura di revisione.
Nell'ultima fase le letture fra editor e autore vengono alternate, (della serie 4 occhi sono meglio di 2!), per trovare gli errorini più infidi, fino a quando non ci sentiamo pienamente soddisfatte del risultato.

Questo per dire che farsi aiutare da un professionista per editare i propri romanzi non vuol dire "pago e lui mi risolve tutti i problemi", al contrario è essenziale una collaborazione continua e direi anche tanto affiatamento.

E alla fine qual è il guadagno dell'autore in tutto questo? Non solo un romanzo ben editato, permettetemi di dire che quello è il meno. Ciò che vale davvero è quello che io autore ho appreso dal percorso di revisione di quel romanzo, perché ciò che si impara diventa nostro e nessuno potrà più portarcelo via.

domenica 15 gennaio 2017

Estratti "E se poi te ne penti?!"

Buongiorno!
Ricordandovi che il mio ultimo romanzo "E se poi te ne penti?!" è in promozione gratuita su Amazon, vi lascio qualche estratto!










giovedì 5 gennaio 2017

Only Hope

Buongiorno a tutti!
Oggi vorrei presentarvi un'antologia appena uscita! Only Hope contiene sette racconti di sette autrici diverse, di cui faccio parte anch'io, ed è una raccolta a scopo benefico. Mi ha fatto  molto piacere partecipare a questa iniziativa e mi auguro che si possa raggiungere lo scopo per cui è nata. <3







Titolo: Only Hope

Autori: Silvia Castellano, Lorella Tagliabue, Anita Cainelli, Emanuela Navone, Lavinia Brilli, Cristina Vichi, Eveline Durand

Sinossi:

Uneek Santos è una ragazza di trentatré anni e vive a Orlando, Florida. Da quando aveva sette anni convive con il diabete mellito di tipo 1. Uneek, però, soffre anche di una malattia rara legata al diabete di tipo 1, la necrobiosis lipoidica. Non c’è una cura per questa patologia, ma la situazione potrebbe migliorare. Per questo le serve un microinfusore di insulina, una sorta di pompetta che consente l’infusione costante di insulina nel tessuto sottocutaneo, favorendo così il miglior controllo glicemico possibile. In America, i microinfusori sono più costosi che in Italia, arrivando addirittura a 6000 dollari! 
Non avendo abbastanza soldi per acquistare tale apparecchio, Uneek ha aperto una raccolta fondi sul sito gofundme e ha già raccolto quasi 400 dollari, ma purtroppo è ancora lontana dal raggiungimento del suo scopo. E, senza il microinfusore, potrebbe morire presto. 
Per aiutarla, sette autrici si sono unite per creare questa antologia e ognuna ha contribuito con un racconto, alcuni brevi, altri più lunghi. Qual è il filo conduttore che li lega? Il desiderio di mostrare che, anche nei momenti più bui, quando sembra che le cose non possano migliorare, bisogna cercare la luce della speranza. E quella luce arriva, sotto forma di un fiocco colorato, di un bigliettino, di un amore ritrovato, di una persona del passato o persino di uno sconosciuto. 
L’intero ricavato dalla vendita dell’antologia verrà devoluto ad Uneek attraverso il sito gofundme. 

Prezzo: 2 euro

domenica 18 dicembre 2016

Estratti "E se poi te ne penti?!"

Buonasera a tutti! Vi lascio due estratti dal mio nuovo romanzo a tinte rosa-humor "E se poi te ne penti?!" La grafica è curata da Emanuela Navone che è anche la mia editor.
 
 
 
 

 


domenica 27 novembre 2016

Incipit "E se poi te ne penti?!"

Buonasera amici!
L'1 dicembre si avvicina e, in quella data, uscirà il mio nuovo romanzo a tinte rosa/humor.
Vorrei incuriosirvi con l'incipit, vi svelo i primi due capitoli, così da vedere se vi piace!
Io mi sono divertita molto a scriverlo e spero tanto di strappare qualche risata anche a voi; non in questi due capitoli, però, anzi direi che l'inizio è...be' lo direte voi!




Scheda del libro
Titolo: E se poi te ne penti?!
Autore: Cristina Vichi
Genere: Romance/Humor
Editore: Selfpublishing
Pagine: 254
Prezzo Ebook: € 2,99 Fino all'1 dicembre 1.99
Prezzo Cartaceo:
Pubblicazione: 01/12/2016
Link di acquisto: E se poi te ne penti?!




Trama
Una banale decisione, presa senza pensarci troppo seriamente, può davvero cambiare il corso della vita?
Viola, studentessa parigina di origini italiane, è indecisa, non sa se accettare l’invito delle amiche o se tornare a casa a studiare. La sua risposta negativa avrà conseguenze inimmaginabili mentre quella positiva le nasconderà una verità con cui non farà mai i conti.
Trovare l’amore, perderlo, illudersi di possederlo: nella magica atmosfera di Parigi tutto cambia a causa di quella piccola e insignificante scelta di un istante.
Una storia con due e poi tre orizzonti paralleli, in cui il destino di Viola prenderà strade completamente diverse, burlandosi di lei fino all’ultima pagina.
È la Volontà o il Destino a creare il futuro delle nostre vite?

Incipit

 
 1
La lezione annullata
13/04/2017
Quel pomeriggio di metà aprile il sole era ancora alto nel cielo. Davanti alla prestigiosa Università La Sorbonne IV, in Rue Victor Cousin, non c’era nessun afflusso di studenti: le lezioni non erano ancora terminate.
All’improvviso, la strana quiete del luogo fu disturbata da una piccola folla di ragazzi che si sparpagliò per la piazzetta. La maggioranza di loro si dileguò in fretta, dirigendosi a passo rapido verso la metro; altri indugiarono, abbandonando gli zaini a terra e sedendosi sul bordo della fontana davanti all’università.
Infine uscirono quattro ragazze che camminavano più lentamente. Una di loro si fermò prima di raggiungere la fontana della piazza.
«Andiamo a prendere l’aperitivo?», domandò entusiasta.
«Dai, Denise, sono appena le 16.15!», rise Sarah. Si aggiustò gli occhiali con la punta del dito, in modo che rimanessero aderenti al viso.
«Facciamo un giro e poi prendiamo l’aperitivo! Non vorrete tornare a casa così presto?!», ribatté lei. Afferrò una sigaretta dalla tasca dei pantaloni strappati.
«Io ci sto!», affermò Yasmine.
«Chi ha l’accendino?», domandò Denise senza alzare lo sguardo.
Una ragazza si fece avanti e le accese la sigaretta che teneva fra le labbra. Aveva i capelli raccolti in una coda arrotolata sul capo e fissata con la matita; gli occhi erano grandi e di un azzurro molto chiaro, quasi trasparente.
«Grazie, Vilu!», sorrise Denise. «Per fortuna che hai iniziato a fumare...».
«Qualche volta...», rispose lei. Il diminutivo con cui la chiamavano le sue amiche, Vilu, le sembrava buffo. Il suo nome era Viola e, a differenza delle compagne, era italiana. Frequentava l’ultimo anno dell’Università di Lettere e Filosofia a Parigi: era innamorata di quella città fin da bambina. A ottobre si sarebbe laureata e sperava in un lavoro nella capitale.
«Neanch’io ho voglia di tornare a casa così presto! Non capita mai che un prof. stia male! Ci meritiamo un pomeriggio di relax!», affermò Sarah raddrizzandosi gli occhiali. I suoi occhi scintillarono mentre osservava Viola per comprendere le sue intenzioni.
Viola incrociò l’espressione supplichevole di Sarah. Lei era l’amica a cui si sentiva maggiormente legata e con la quale aveva più in comune. I primi due anni di università li avevano vissuti nello stesso appartamento e si erano divertite molto. In seguito Viola aveva conosciuto Patrick e si era trasferita da lui, nonostante la sua casa distasse parecchi chilometri dall’università. Da quel momento erano trascorsi tre anni; le due amiche si vedevano solo a lezione e il legame che le aveva unite si era allentato.
«Allora, Vilu? Verrai con noi?», domandò Yasmine.
Viola sospirò e guardò le amiche, indecisa.
  2
A: Tornare a casa
13/04/2017
 
Viola esitò per qualche istante.
«No, torno a casa... ne approfitto per studiare storia», disse.
Denise sbuffò.
«Che palle, Vilu! Non fai altro che studiare! Per un paio d’ore... cosa ti costa venire con noi?».
Sarah guardò l’amica, dispiaciuta.
«Dai, vieni con noi!».
Viola sentì una sorta di rimorso: le dispiaceva essere sempre la più asociale della comitiva. D’altra parte, a differenza delle compagne, doveva fare quasi un’ora di metro per tornare a casa. Eppure, l’idea di svagarsi un po’ con le amiche la stuzzicava.
«Mi dispiace, magari la prossima volta...», decise, mordendosi il labbro inferiore.
Le amiche la fissarono, deluse.
Sarah comprese il suo imbarazzo.
«Non fa niente, Vilu, ci vediamo domani!». La abbracciò e le diede un bacio sulla guancia, guardandola con affetto.
«Grazie, Sarah, ti voglio bene!».
«Anch’io!». Sarah la strinse a sé per un ultimo istante prima di lasciarla.
Denise buttò il mozzicone della sigaretta a terra e lo schiacciò con il piede.
«A domani».
Yasmine alzò la mano.
«Ciao!».
Le tre ragazze si caricarono gli zaini sulle spalle e si avviarono verso il centro, mentre Viola si incamminò a passo spedito verso la metro.
Poco dopo Viola era in viaggio: grazie al professore ammalato sarebbe arrivata a casa con un’ora e mezza di anticipo.
Quando fu davanti al cancello della villetta, Viola cercò le chiavi nello zaino. Abitava in una zona tranquilla e residenziale di Meaux. Il fidanzato era un dentista che lavorava presso la rinomata clinica del padre.
Finalmente, dopo aver rovistato nelle tasche dello zaino per diversi minuti, Viola trovò le chiavi e fece scattare la serratura del cancello. Salì i pochi gradini che la dividevano dal portone e lo aprì, sorpresa di non trovarlo chiuso a chiave; evidentemente quella mattina se n’era scordata. Non fece in tempo ad accostare la porta che fu distratta da alcuni rumori provenienti dal piano di sopra.
Possibile che ci fosse qualcuno? Quel pensiero la spaventò e tornò sul pianerottolo d’ingresso, chiudendo il portone senza fare rumore. Stava per chiamare il fidanzato quando si accorse che la sua BMW era parcheggiata nel cortile della villa. La fissò, stupita: il giovedì Patrick lavorava sempre fino alle 18.30, arrivando a casa poco prima di lei. Guardò l’orologio: erano appena le 17.30. Pensare che lui fosse rientrato prima per un mancato appuntamento era la spiegazione più probabile, eppure un brutto presentimento si affacciò alla sua mente.
Dopo un momento di esitazione, Viola riaprì la porta d’ingresso, richiudendola silenziosamente alle sue spalle una volta entrata.
Dal piano superiore provenivano delle voci.
Viola si fece coraggio e salì lentamente le scale di legno.
Raggiunto il corridoio del piano superiore, comprese che i rumori provenivano dalla camera da letto e non erano le voci di chi sta chiacchierando. Chiuse gli occhi per un istante, cercando di convincersi che non poteva essere quello che pensava. Non era mai stata troppo gelosa o possessiva nei confronti del fidanzato, gli aveva sempre lasciato i suoi spazi e la sua libertà, fidandosi di lui senza nessuna riserva.
Davanti alla stanza, Viola avvicinò la mano tremante alla maniglia e la spinse quel tanto che bastava per aprire la porta.
Il suo fidanzato stava facendo sesso con un’altra nel loro letto. Si muoveva come una furia sopra la donna e non risparmiava grida di piacere e incitazione.
Viola era immobile accanto alla porta e, per la prima volta, vedere il fidanzato nudo le suscitò una vampata di imbarazzo. Il sedere sodo e i lineamenti muscolosi della schiena erano in una posizione che le fece ribrezzo. I capelli gli coprivano gli occhi mentre si spingeva con foga dentro una sconosciuta.
«Patrick...», sussurrò.
Al suono di quella voce, Patrick si voltò di scatto e la vide.
«Oh, cielo, tesoro...», sussultò. «Cosa ci fai a casa così presto?». Si spostò dal corpo caldo e sudato dell’amante e lo coprì col lenzuolo. Poi cercò le mutande e le infilò al contrario. I capelli neri erano arruffati e gli occhi azzurri accesi di adrenalina. Non si capiva se tremasse per l’eccitazione o per l’angoscia di quanto era accaduto.
Viola lo fissava in uno stato di torpore: voleva andarsene, correre lontano, ma non riusciva neanche a muovere i piedi.
Le parole uscite dalla bocca di Patrick erano bloccate nella sua mente.
Le ripeté ad alta voce:
«Cosa ci fai a casa così presto?!».
Lui la guardò, incapace di darle una spiegazione accettabile.
«È giovedì: non sei mai a casa prima delle 19.00!», esclamò.
Quella risposta sconvolse Viola più di quanto non fosse già.
«Brutto stronzo schifoso!», gridò.
In tre anni che stavano insieme, Patrick non l’aveva mai sentita dire una sola parolaccia e quella considerazione lo riportò alla realtà: la situazione era davvero grave.
All’improvviso Viola si voltò di scatto e corse via.
Patrick afferrò i pantaloni e lanciò il cuscino addosso all’amante.
«Vattene subito!». Non aspettò la risposta e rincorse Viola giù per le scale, bloccandola poco prima che raggiungesse il portone.
«Tesoro, mi dispiace... ti prego, aspetta! Non prendere decisioni affrettate...». Era riuscito a infilarsi i pantaloni, ma aveva ancora l’addome scoperto. Il cuore gli batteva all’impazzata.
Viola si voltò come una furia.
«STAVI SCOPANDO CON QUELLA NEL NOSTRO LETTO!».
Lui cercò di accarezzarle il viso ma lei si ritrasse, schifata.
«È stato un incidente, ma io amo te, solo te! Ti prego, perdonami!», la supplicò. Le prese il braccio per trattenerla.
Viola sentiva l’odore del sesso, della sua eccitazione, del sudore che si era mischiato a quello di lei.
«Vaffanculo!», gridò fuori di sé. Strattonò il braccio per liberarsi dalla sua presa.
«Tesoro, dai, non esagerare... ti ho chiesto scusa...».
Gli occhi di Viola diventarono ardenti.
«Sai dove puoi metterle le tue scuse?».
Patrick intuì che la risposta non gli sarebbe piaciuta.
«Avanti, è stato un abbaglio, può capitare a tutti di sbagliare, non credi?».
«No, non credo! Voglio solo andare via!».
In quel momento scese l’amante, e Viola si sentì mancare il respiro.
Era una ragazza con lunghi capelli biondi, intensi occhi azzurri e il fisico mozzafiato. Portava scarpe dal tacco molto alto; il vestito corto e scollato metteva in evidenza le cosce snelle e il seno voluminoso. Camminava con una disinvoltura invidiabile, sicura di sé e per nulla imbarazzata: sembrava la concorrente di una sfilata di bellezza.
Si fece avanti senza pudore e Patrick le rivolse uno sguardo carico di minaccia.
«Charlotte, vattene».
Anziché ascoltarlo, lei lo fissò, maliziosa, poi si rivolse a Viola:
«Prima o dopo doveva accadere: è più di un anno che frequento questa casa tutti i giovedì pomeriggio; non è che tu sia una tipa molto sveglia...». La situazione doveva sembrarle divertente perché le veniva da ridere.
Viola era così impressionata da non riuscire a spiccicare parola.
Patrick rivolse un’altra occhiata minacciosa a Charlotte: avrebbe pagato a caro prezzo quella rivelazione.
«Vattene subito, non voglio rivederti mai più!», dichiarò.
A quelle parole Charlotte rise sguaiatamente: non aveva compreso l’odio intriso nello sguardo di Patrick. Si avvicinò a lui con aria seducente.
«Certo... peccato che non ci creda nemmeno tu...». Aprì la porta e uscì, impettita e per nulla amareggiata da quanto accaduto.
Patrick si affrettò a chiudere il portone per impedire che Viola scappasse.
«Lasciami spiegare...», la implorò.
«Devi solo stare zitto, Patrick! Non voglio sentire nulla! Chissà quante bugie mi hai già raccontato!». Viola cercava di avvicinarsi alla porta, ma lui non la lasciava passare.
«Non è così, è la prima volta che capita! Lei è una stupida, non devi ascoltare quello che dice... è gelosa perché sa che amo te...».
«E invece sembrava conoscerti bene! D’altra parte, se la vedi ogni giovedì...». Viola strinse i denti, controllando a fatica la rabbia.
«Te l’ho già detto: è la prima volta che la vedo... non è mai stata qui... devi credermi!».
«Io non ti devo niente e se non mi lasci andare chiamo la polizia!».
«Dai, tesoro, non comportarti in modo ridicolo, possiamo aggiustare tutto...».
Viola lo fulminò con lo sguardo.
«Tu forse non hai capito che io non voglio avere più niente a che fare con te!», strillò mentre sbatteva con prepotenza il piede sul pavimento.
Un’ombra di terrore invase la mente di Patrick.
«Come puoi rovinare tutto così? Sono più di tre anni che stiamo insieme... si parlava di matrimonio!». Si prese i capelli fra le mani, sconvolto dalla paura di perderla.
Con quelle parole, però, riuscì a farla infuriare ancora di più.
«Io avrei rovinato tutto?», urlò Viola. Si puntò il dito contro. «Non ero io a sbattermi quella troia nel nostro letto!». Indicò ripetutamente le scale. «Io ti sono sempre stata fedele e mi sono fidata di te... ma a quanto pare ha ragione la tua amichetta: sono proprio una stupida!».
«Non dire così... che ne pensi di fare una doccia rilassante insieme?».
Viola lo trucidò con lo sguardo.
«Lasciami uscire, prima che ti ammazzi con le mie stesse mani».
Patrick sbuffò ma non demorse:
«E dove pensi di andare? Non hai nessuno; sono io il tuo unico punto di riferimento in questa città, e se uscirai da quella porta, sarai sola... dunque ti prego: cerca di ragionare. Fermati qui stanotte, domani vedrai le cose in modo diverso. Saprò farmi perdonare: questo casino si aggiusterà!».
«Preferisco stare sola che con un bugiardo come te!», affermò lei. «Ora lasciami uscire!».
Lui era immobile davanti alla porta.
«E i tuoi vestiti? Dovrai almeno preparare le tue cose, non puoi andartene di sera, così, senza niente!».
«Questi non sono affari tuoi! Tornerò a prendere le mie cose quando potrò. Ora lasciami andare o non risponderò più di me stessa». Ormai Viola non urlava più: la sua voce era diventata metallica e lei cercava invano di controllarne il tremore.
Davanti alla sua ostinazione, Patrick decise di assecondarla.
«E va bene, vai a fare questo giretto serale per sbollire la rabbia... però non fare tardi: ti aspetto!». Scrutò il suo sguardo per comprendere quante speranze aveva che lei ritornasse.
Per un secondo l’attenzione di Viola fu colta dall’anello che portava all’anulare della mano sinistra. Se lo strappò con impeto e lo scaraventò sul pavimento: il gioiello colpì la mattonella accanto al piede di Patrick e schizzò via chissà dove.
«E tieniti il tuo costoso anello! Mi fai schifo!».
Patrick rimase immobile e impotente davanti alla sua ira.
Lei lo spinse per farlo scansare dalla porta, la aprì, scese i gradini in fretta e cercò le chiavi del cancello.
Lui continuava a fissarla sull’uscio.
«Ti aspetto!».
Come risposta lei sbatté forte il cancello alle sue spalle senza alzare nemmeno lo sguardo: non voleva rivederlo mai più.
Si incamminò rapida verso la metro: c’era un unico posto dove potesse andare. Afferrò il cellulare dalla borsa e compose il numero della sua amica.
Il telefono squillò un paio di volte.
«Vilu, ciao!».
«Ciao, Sarah... senti, non è che potresti ospitarmi a casa tua per questa notte? Sono in difficoltà...».
«Certo, non c’è problema, ma dove sei adesso?».
«Sto andando verso la metro... arriverò fra un’ora...».
«Va bene, sarò lì ad aspettarti... ma che cosa è successo? Hai una voce strana...».
«La mia storia con Patrick è finita per sempre». Viola si rese conto che le lacrime stavano soffocando le sue parole.
2
B: Restare con le amiche
13/04/2017
Viola esitò per qualche istante.
«No, torno a casa... ne approfitto per studiare storia», disse.
Denise sbuffò.
«Che palle, Vilu! Non fai altro che studiare! Per un paio d’ore... cosa ti costa venire con noi?».
Sarah guardò l’amica, dispiaciuta.
«Dai, vieni con noi!».
Viola sentì una sorta di rimorso: le dispiaceva essere sempre la più asociale della comitiva. D’altra parte, a differenza delle compagne, doveva fare quasi un’ora di metro per tornare a casa. Eppure, l’idea di svagarsi un po’ con le amiche la stuzzicava.
«Va bene», decise. «Prenderò la solita metro delle 18.00, così da essere a casa per le 19.00, come sempre».
«Che bello, Vilu!», esultò Sarah abbracciandola.
«Facciamo un giro qua intorno, poi andiamo a prendere l’aperitivo, ok?», propose Denise.
«Io faccio soltanto il giretto, salto l’aperitivo! Il giovedì vedo Patrick solo la sera e non voglio tornare più tardi del solito...», spiegò Viola.
Le ragazze annuirono e, caricati gli zaini sulle spalle, si incamminarono allegre verso il centro.
In breve il gruppetto si distanziò, cosicché Viola e Sarah restarono indietro.
«Come va con Patrick, tutto bene?», le chiese Sarah.
Gli occhi di Viola si illuminarono.
«Sì! Sai, è da qualche mese che abbiamo iniziato a parlare di matrimonio...».
Sarah le prese la mano e osservò l’anello: aveva un diamante grande e splendente.
«Dici davvero?», domandò euforica.
«Sì, se a ottobre riesco a laurearmi possiamo iniziare i preparativi per il prossimo aprile!».
«Caspita, Vilu, mancherebbe soltanto un anno!».
Lei cercò di trattenere l’emozione.
«Non lo sa ancora nessuno...».
Sarah sorrise.
«Manterrò il segreto!», esclamò facendo la croce sul cuore. «L’anello che ti ha regalato è bellissimo!».
«Già... è anche troppo... ma a lui piace fare tutto in grande... in questo siamo diversi...».
«Be’, se il suo unico difetto è regalarti un anello troppo costoso, direi che si può perdonare...», rise Sarah.
Viola si unì alla risata.
«Sì, è un po’ megalomane ma chiuderò un occhio!». Si guardò l’anello, poi domandò: «E tu? Come va con Christian?».
«Bene... però stiamo insieme solo da tre mesi: è ancora presto per farsi illusioni...».
«Sembra un bravo ragazzo...». Viola ricordò di averlo visto un paio di volte: era venuto a prendere Sarah all’uscita dall’università.
«Sì, anche se non ha certo l’indipendenza di Patrick...».
«Patrick è anche più grande! A luglio compie trentaquattro anni! E poi lui è stato fortunato a lavorare subito nella clinica già avviata del padre».
«Già, Christian studia ancora e non è così facile trovare un lavoro, una casa...».
«È in affitto, ora?».
«Sì, divide l’appartamento con un ragazzo italiano che lavora a Parigi».
Viola cambiò argomento:
«Mi dispiace se io e Patrick non usciamo mai con voi, ma lui è sempre impegnato con il lavoro e...».
Sarah la interruppe:
«Lo so, Vilu: lui è più grande di noi e non si trova a suo agio in nostra compagnia... lo capisco...».
Viola sospirò.
«Neanch’io mi trovo molto bene con i suoi amici... sono tutti uomini di successo e, se ti devo dire la verità, anche un po’ noiosi...».
Sarah sorrise.
«Non pensano più all’università, né ai nostri problemi...».
«Già... li hanno completamente dimenticati... eppure ci sono passati anche loro...».
Chiacchierando il tempo trascorse in fretta: erano già le 17.45.
Viola era felice di essersi confidata con Sarah. All’università non avevano mai tempo per parlare e le mancava quel feeling che avevano avuto in passato.
Guardò l’orologio.
«Siamo vicine alla metro, io torno a casa!».
«È stato bello chiacchierare con te. Ci vediamo domani», le sussurrò Sarah, abbracciandola.
«Anche per me è stato molto piacevole, dovremmo farlo più spesso...». Viola si rivolse alle altre amiche, che si erano girate verso di lei. «Buona serata, ragazze!».
Loro ricambiarono il saluto.
Subito dopo Denise indicò un bar.
«È l’ora dell’aperitivo!».
 
Quando Viola arrivò davanti alla villetta, non fece neanche in tempo ad aprire il cancello: Patrick era già sull’uscio ad aspettarla. In mano aveva una rosa rossa, accuratamente incartata con un bel fiocco blu.
Davanti a quella sorpresa, Viola non trattenne un sorriso.
Lui le andò incontro porgendole il fiore.
«Ti amo tanto!», le disse.
Lei afferrò la rosa e si abbandonò fra le sue braccia, felice.
«Vieni dentro!», la invitò lui. «Ho chiamato il solito ristorante: ci porteranno il pesce a domicilio! Sei arrivata giusto in tempo!».
«Davvero? Pensa che oggi il professore di storia stava male, sarei potuta tornare a casa molto prima...».
Lui la fissò.
«Quanto prima?», domandò con noncuranza.
«Sono andata a fare un giro con le mie amiche, altrimenti sarei stata qui per le 17.30!».
Patrick sospirò e i suoi occhi si dilatarono in maniera impercettibile.
«Hai fatto bene a svagarti un po’! Sono arrivato a casa da poco, dunque non avrei potuto farti compagnia...».
«È per questo motivo che ho accettato di andare con loro, anche se avrei dovuto approfittarne per studiare...». Viola era in parte dispiaciuta per aver sacrificato un paio d’ore di studio. Sorrise al fidanzato. «Se fosse stato un giorno in cui tu eri a casa, sarei tornata subito...».
«Ma visto che non c’ero hai fatto bene così», affermò lui. Il pensiero di quanto Viola avrebbe potuto scoprire gli provocò un brivido di terrore che gli rimase a lungo nello stomaco. Cercò di scacciare quel pensiero e afferrò lo zaino della fidanzata per liberarla dal peso.
«Vieni, entriamo in casa...», disse cingendole le spalle.
Lei annuì, sorridente.